Massimiliano Floris su Luce Bellissima-Salto senza testiera-

Autore: Massimiliano Floris

  • Perché è arrivato il momento di integrare l’Equitation Science nelle Discipline Equestri.

    L’equitazione sportiva si trova oggi ad affrontare la più grande crisi di identità della sua storia moderna. Uno sport che per secoli ha incarnato il mito del binomio, la grazia della tradizione e l’eccellenza atletica, si ritrova sotto la lente d’ingrandimento di un’opinione pubblica sempre più attenta, critica e legittimamente sensibile all’etica del benessere animale. Non siamo di fronte a una contestazione passeggera, ma a un cambiamento culturale profondo che mette in discussione la stessa esistenza delle discipline equestri. Per sopravvivere e continuare a operare, il mondo equestre deve comprendere un concetto cardine del nostro tempo: la “Licenza Sociale a Operare” (Social Licence to Operate). Essa rappresenta l’approvazione implicita e non scritta che la società concede a un’attività. Oggi, questa licenza non è più garantita di diritto in nome della tradizione; va riconquistata ogni giorno attraverso la trasparenza e l’obiettività. La concretezza di questo rischio è dimostrata dalle recenti e storiche decisioni istituzionali: a seguito delle forti pressioni esercitate dalle associazioni animaliste, prima tra tutte la PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), la prova equestre è stata ufficialmente e definitivamente cancellata dal Pentathlon Moderno a partire dai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. La stessa organizzazione ha inoltre formalizzato la richiesta al Comitato Olimpico Internazionale di bandire totalmente tutte le restanti discipline equestri dai futuri palinsesti olimpici. L’esclusione definitiva dallo scenario sportivo globale non è più un’ipotesi remota, ma una realtà in corso d’opera.

    Mentre nel resto del mondo, in particolare nei paesi del Nord Europa e nel mondo anglosassone, il dibattito sulla Licenza Sociale ad Operare è il tema centrale di ogni conferenza, riforma federale o editoriale scientifico, in Italia ancora non se ne parla. All’estero, federazioni e università affrontano apertamente il problema conducendo sondaggi pubblici e adeguando i propri programmi formativi; nel panorama equestre italiano, invece, questo concetto è ancora quasi del tutto sconosciuto. Questo isolamento informativo, dovuto in parte al fatto che la letteratura scientifica dell’Equitation Science e i documenti strategici internazionali sono disponibili quasi esclusivamente in lingua inglese, espone il nostro settore a un rischio enorme: quello di subire passivamente decisioni globali ormai inevitabili. Rompere questo silenzio, traducendo i vincoli etici e regolamentari internazionali in soluzioni pratiche per la nostra quotidianità in sella, non è più solo un’opportunità di crescita culturale, ma una necessità urgente per salvaguardare il futuro degli sport equestri anche nel nostro Paese.

    Il dibattito sulla legittimità degli sport equestri ha raggiunto l’apice in mondovisione durante gli ultimi eventi olimpici, che hanno trasformato incidenti un tempo confinati tra gli addetti ai lavori in veri e primi scandali mediatici globali.

    I Giochi Olimpici di Tokyo 2021 hanno scosso le coscienze collettive con immagini drammatiche: la morte del cavallo Jet Set nel concorso completo e, soprattutto, il caso del pentathlon moderno, dove l’atleta Annika Schleu è stata filmata mentre frustava ripetutamente un cavallo visibilmente terrorizzato e in stato di difesa. Agli occhi di un pubblico non specializzato, quelle immagini hanno trasformato lo sport in una manifestazione di pura “vanità umana”, dove la sofferenza dell’animale viene sacrificata in nome della performance.

    Lontano dall’attenuarsi, la pressione è aumentata drasticamente prima dei Giochi di Parigi 2024, quando un video diffuso a livello mondiale ha mostrato la pluricampionessa di Dressage, Charlotte Dujardin colpire ripetutamente e duramente, un cavallo durante una sessione di addestramento privato.
    Questo episodio ha inferto un colpo durissimo alla credibilità del settore, dimostrando che le storture gestionali e metodologiche non appartengono solo a contesti isolati o a discipline specifiche, ma possono annidarsi anche ai vertici dell’equitazione mondiale, laddove si dovrebbe celebrare la massima espressione di armonia e leggerezza.

    Davanti a questa realtà, l’adozione dell’approccio scientifico non è più un’opzione per addestratori illuminati, ma un obbligo normativo e istituzionale. La stessa Federazione Equestre Internazionale (FEI) ha dovuto prendere atto che difendere lo status quo o trincerarsi dietro la formula “si è sempre fatto così” avrebbe portato alla progressiva cancellazione delle discipline equestri dai Giochi Olimpici e dai palinsesti internazionali.

    La risposta istituzionale si è concretizzata nella creazione di una commissione indipendente (Equine Ethics and Wellbeing Commission), che ha partorito un vero e proprio mandato programmatico confluito nella strategia FEI “A Good Life for Horses”. Questo documento ha dato vita a un Piano d’Azione strategico in 37 punti strutturato attorno a sei aree di focus principali. Il cuore di questa riforma impone che ogni politica, regolamento, metodo di addestramento o attrezzatura (come l’uso di imboccature, capezzine o speroni) debba essere validato su basi rigorosamente evidence-based, ossia fondato su prove scientifiche oggettive e non sull’arbitrio della tradizione.

    L’obiettivo del piano d’azione FEI è chiaro: trasformare ogni figura del settore – atleti, ufficiali di gara e tecnici – da semplici utilizzatori a “guardiani” attivi del benessere del cavallo. L’addestramento coercitivo o l’ignoranza dei meccanismi di stress non sono più tollerati dai nuovi regolamenti internazionali.

    La cultura equestre si è basata per secoli sul principio dell’autorità e dell’emulazione: il sapere veniva tramandato dal “Maestro” all’allievo. Questo approccio empirico, sebbene ricco di sensibilità pratica, manca di un linguaggio universale, oggettivo e verificabile. Quando sorge un problema comportamentale sul campo, l’assenza di basi scientifiche porta spesso a interpretazioni magiche o colpevolizzanti: il cavallo viene definito “testardo”, “pigro” o “dispettoso”, giustificando l’uso della forza o di richieste sempre più coercitive per vincere una presunta lotta per la “dominanza” o per la gerarchia di branco, concetti ampiamente smentiti dall’etologia.

    L’Equitation Science nasce esattamente per colmare questo vuoto, fornendo gli strumenti pratici per soddisfare le richieste della FEI. Offre un sistema di convalida oggettivo e misurabile, fondato su tre pilastri accademici insostituibili:

    • L’Etologia: Ci impone di riconoscere il cavallo per ciò che è dal punto di vista biologico ed evolutivo. Comprendere le sue reali necessità comportamentali e sociali (movimento, socializzazione, foraggiamento) permette di azzerare le interpretazioni antropomorfiche e di strutturare una gestione etica che prevenga lo stress cronico.
    • La Teoria dell’Apprendimento: Ci fornisce la mappa neurobiologica di come il cervello equino processa gli stimoli, associa le conseguenze e memorizza le risposte. Sapere come funzionano i processi cognitivi e i limiti della memoria nel tempo presente permette di eliminare la paura e la confusione dal training.
    • La Biomeccanica: Ci insegna come le forze si muovono nel corpo dell’animale, consentendoci di sincronizzare l’applicazione degli aiuti con il movimento naturale degli arti, riducendo l’usura fisica e ottimizzando la leggerezza.

    La scienza offre una definizione oggettiva di benessere che va oltre la semplice assenza di lesioni visibili. Ci permette di misurare gli indicatori di stress comportamentale e fisiologico, rendendo l’addestramento trasparente e difendibile di fronte a qualunque commissione etica o critica esterna.

    In quanto Istruttore ESI (Equitation Science International), FISE di III livello e docente impegnato nella formazione dei futuri istruttori, avverto profondamente la responsabilità di questo passaggio generazionale richiesto dalle nuove linee guida internazionali. Il ruolo dell’istruttore moderno deve evolversi: non siamo più i custodi di segreti tradizionali indiscutibili, ma dobbiamo diventare professionisti capaci di applicare e spiegare un metodo codificato, replicabile, sicuro e in linea con le direttive della FEI.

    L’integrazione dell’Equitation Science nella didattica quotidiana trasforma radicalmente il lavoro sul campo. Quando un istruttore impara a sezionare l’addestramento in fasi chiare, basate sulla precisione dei segnali e sull’istantaneo rilascio della pressione, i risultati agonistici e relazionali migliorano drasticamente. I cavalli giovani o con problemi comportamentali non vengono più sottomessi, ma compresi; diventano così soggetti fiduciosi, sereni e sinceramente collaborativi.

    Questo sistema tutela la sicurezza di tutta la filiera: riducendo le risposte di difesa (attacco, fuga o l’immobilità tonica “freezing”) dovute alla confusione o al dolore, creiamo un ambiente protetto per gli allievi, per gli agonisti e per gli amatori. La più grande soddisfazione per me è vedere un cavallo e un essere umano sviluppare un’intesa perfetta e serena, basata sulla fiducia reciproca e sulla comprensione dei rispettivi limiti. È solo camminando sui binari della trasparenza scientifica richiesta dalla FEI che potremo garantire un futuro agli sport equestri, guidando il binomio verso quel traguardo dove tecnica e rispetto si fondono, permettendo a cavallo e cavaliere di diventare un’unica entità in movimento, in una perfetta ed armoniosa intesa.

  • Crescere un puledro in perfetta serenità: comunicazione chiara e zero coercizione.                                      Di Susanna Burchiellaro.

    Crescere un puledro in perfetta serenità: comunicazione chiara e zero coercizione. Di Susanna Burchiellaro.

    l mio orientamento verso l’Equitation Science è avvenuto attraverso il mio maestro di Dressage Massimiliano Floris.
    Riconduco quel momento alla felice scelta di crescere un puledro tre anni fa, una esperienza assolutamente nuova, avendo avuto sempre cavalli adulti, ed essendo fondamentalmente una grandissima appassionata, con capacità tecniche di un amatore.

    La dolcezza di questo giovane cavallo mi ha trasmesso da subito una certezza: di volerlo addestrare attraverso un atteggiamento piu possibilmente etologico, ma allo stesso tempo indirizzarlo verso una carriera agonistica.

    Da qui comincia il mio percorso insieme a Massimiliano, un viaggio alla scoperta di un metodo che non lascia spazio all’interpretazione.
    Tutto si consolida progressivamente, nel rispetto dei tempi del bimomio.

    La consapevolezza di un possibile approccio addestrativo che tiene in considerazione costantemente aspetti etologici, morfologici, scientifici, insieme alle altissime competenze tecniche del mio Maestro Massimiliano, mi ha proiettato in un mondo assolutamente innovativo, dove si naviga in grande serenità, verso obbiettivi che si concretizzano in modo evidente.

    La coerenza nel proporre ogni azione è uno degli aspetti fondamentali, che rende la comunicazione molto efficace nel bimomio.
    Essendo un amatore, non un professionista, ho trovato comunque possibile avvicinarmi a questa realtà, impegnandomi moltissimo a forgiare il mio nuovo bagaglio culturale equestre.
    Ed e’ sempre più entusiasmante!
    Percepire ogni piccolo passo avanti e’ una grande soddisfazione, soprattutto poiche’ il mio puledro aveva all’inizio notevoli problemi legati al suo equilibrio e postura, che attraverso un giusto insegnamento ho saputo riconoscere e affrontare nel massimo rispetto del cavallo.

    Proponendo esercizi che non ci hanno mai messo in difficoltà, si va sempre avanti, nella nostra rigorosa tabella di marcia. La coercizione può essere solo un brutto ricordo.
    Questo matrimonio tra Equitation Science e un grandissimo tecnico Equestre, Massimiliano Floris, con una esperienza pluriennale nel mondo dei cavalli, dell’agonismo, e dell’insegnamento a livello Federale, è per me il momento più felice nel mio percorso equestre, cominciato da bambina quarant’anni fa.
    Inoltre dal principio, Massimiliano con la sua sapienza ed educazione, da un esempio all’allievo del metodo stesso, perdere la calma non serve mai, se si ha solidi argomenti da proporre.

    -Susanna Burchiellaro- Roma

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